mercoledì 16 giugno 2010

Weekend a Istanbul !





































Istanbul, Costantinopoli, Bisanzio
.. che dire... mi vengono in mente subito europa e asia, storia passata e modernità, islam e cristianesimo, modernità e tradizione.
Una città immensa, metà asiatica e metà europea, non solo in termini geografici, ma anche culturali.
Istanbul è stata meta di un mioviaggetto fatto in occasione del "ponte" del 2 giugno, esattamente dal sabato 28 maggio al mercoledì 2 giugno 2010.
Un viaggio azzeccato, anche se come ogni volta, sarei rimasta qualche giorno in più.
La città è immensa, bellissima e affascinante. Profili di minareti, ombre di cupole, spezie, grattacieli.

Se dovessi rievocare un immagine per ricordare questa città sarebbe sicuramente il ponte di Galata, l'ho trovato così poetico. Con i pescatori a tutte le ore del giorno e le loro canne nel bosforo, la vista delle Moschee e del Palazzo Topkapi, i gabbiani con i loro voli e i loro versi, il mercato del pesce sotto, i venditori ambulanti di cibo con i loro gridi e i loro profumi, quelle barchette dall'aria asiatica ancorate a Eminomu che fan pesce alla griglia, i famosi panini con il pesce, quell'atmosfera da città di mare.
Il ponte di Galata è una striscia di cemento e ferro azzurro che unisce i due lembi di terra che si affacciano sul corno d'oro, unisce cioè il quartiere storico di Sultanhamet a con quello moderno di Beyoglu. Proprio come un ponte metaforico che unisce passato e presente.
Wikipedia riporta che il nome del ponte possa derivare dalla parola italiana calata, arcaismo per scalo. Oppure da galaktos, latte in greco antico. O più probabilmente dalla tribù celtica dei galati che si stabilì nel periodo ellenistico.
A me piace pensare che derivi dal greco moderno Galana, che vuol dire azzurro, proprio come il suo colore. :))
Sopra le canne da pesca sono appoggiate tutto il giorno nell'attesa che abbocchi qualche pesciolino. Non mancano venditori di materiale da pesca e secchi d'acqua con i pesci già pescati. La prima volta ho attraversato questo ponte la mattina. La sensazione è stata stranissima nel caos cittadino di una delle tante mattine di Istanbul imbattersi in questo angolo così diverso dal resto, con ponte completamente pieno di persone intente a pescare su entrambi i lati.
In mezzo ci sono le corsie per macchine e mezzi pubblici. Sul marciapiede pedoni e pescatori.
Il panorama poi è forse il più bello sulla città. Arrivando dal quartiere di Beyoglu sulla destra si vedono i profili delle moschee che sbucano dalle case. In basso c'è il mercato del pesce e il punto da cui partono i traghetti.
Sulla sinistra il mare, la grande moschea di Eminomu e il Palazzo Topkapi. Sotto il ponte ci sono i ristorantini uno accanto all'altro e sembra di essere in un altro mondo.
Quando ci sono tornata al tramonto ho trovato ancora il posto più magico della città. Il profilo della costa in controluce è nero e il cielo si colora di arancio dietro le forme tondeggianti delle cupole delle moschee e il profilo snello dei minareti. Ancora pieno di pescatori e venditori ambulanti. I soliti panini con pesce. I profumi e i suoni, che mai come in questo ponte, ricordano di essere in una città di mare. Il profumo del mare, dei pesci alla griglia e il suono degli ambulanti misto a quello dei gabbiani in cielo.

E poi le principali attrazioni del quartiere di Sultanhamet.
Assolutamente da provare è entrare nel Gran bazar. In turco si chiama Kapali Carsisi. Sicuramente oggi è molto turistico e nemmeno a buon mercato, ma è un'esperienza da provare perdersi in queste vie di colori, profumi, forme e oggetti di ogni genere. E' un vero e proprio quartiere coperto con vie labirintiche e piene zeppe di merce. ottimo se piove. E' il mercato coperto più grande del mondo. Pensare che è stato creato a metà del 1400. Il soffitto di queste stradine è fatto a volte colorate. Per fortuna io non ho trovato pioggia, ma ci ho fatto un giretto, ovviamente son caduta nella trappola dello shopping acquistando un vassoio con teiera e bicchierini ottomani, ma era bellissimo!
Ci sono tanti gioielli, ceramiche deliziose, stoffe colorate e soprattuto lampade turche. Ne sono rimasta affascinata. Adoro le lampade e i colori. Sono sfere ricoperte da vetrini quadrati colorati, quasi dei mosaici con il vetro. Nel mio prossimo viaggio in Turchia ne compro una. Sono carinissime!
Poi le ceramiche che belle, sarà che lavoro la terracotta, ma sono sempre affascinata da porcellana, ceramica e terracotta nelle diverse sue forme. Nel bazar ci sono anche tanti bar. Mi sono fermata per un tè alla mela e son passata dal Bazar delle spezie, in turco Misir Carsisi. E' ancora più affascinante del Gran Bazar secondo me. Per quel profumo di mille fragranze, i mucchietti di cannella e delle altre spezie, la frutta secca, i dolcetti turchi e i colori. Qui invece mi son presa una scatola di dolci turchi e dei bastoncini di cannella. Mannaggia prima di entrare avevo giurato che non avrei comprato nulla. Ma i turchi sono così gentili, i dolcetti così buoni e la cannella così profumata!

Tornando alle attrazioni di Sultanhamet mi viene subito in mente la Moschea più famosa della città: Sultanahmet camii, ovvero La Moschea Blu. Mi ha lasciata a bocca aperta. Così luminosa, elegante e raffinata nelle sue decorazioni azzurre e rosa. Che poi i colori son così tenui che blu come aggettivo non mi sarebbe mai venuto in mente. All'interno le decorazioni sono nei colori panna, rosa e celeste. E' vero le pareti sono ricoperte di maioliche di Iznik, decorate in azzurro, blu e verde molto armoniose e di buon gusto ricoprono tutto il vasto interno, ma anche il rosso appare spesso. A far luce in questo spazio immenso ci sono ben 260 finestrelle che filtrano raggi di luce che paiono quasi fasci solidi che percorrono lo spazio interno. Si entra coprendosi il capo e le braccia e togliendo le scarpe. Camminare a piedi nudi sul tappeto morbido, in questa struttura enorme tra le ombre e le luci che arrivano dalle finestrelle è quasi magico, ci starei dentro le ore. C'erano dei bambini che giocavano sul tappeto, in completa libertà e senza dare fastidio a nessuno. Il cortile poi, che luogho di pace e bellezza.

Agia Sofia sorga sulla stessa piazza della moschea Blu. Ora è un museo, prima è stata una chiesa, poi una moschea. Era il simbolo del potere religioso dell'Impero Bizantino, una volta era la chiesa più grande del mondo.. Era la basilica della Santa Sapienza. I pezzi di marmo con cui è stata costruita lasciano a bocca aperta. E' così particolare nei suoi colori, oro, giallo e nero tra segni cristiani e musulmani, mi fa tanto venire in mente quel pezzo della canzone di Umberto Tozzi - Gli altri siamo noi - quando dice: "Allah come Gesù in Chiesa o dentro una Moschea..." ( non mi riferisco all'irrispettoso gesto dei musulmani in questo caso, ma alla similitudine delle religioni)

Il Palazzo Topkapi dove vivevano e governavano i sultani vale sicuramente la visita soprattuto l'harem, ma anche gli ambienti e gioielli del sultano sono bellissimi. L'entrata è fiabesca e il parco verde con le rose rosse esterno è così ben curato e sembra un'oasi di pace.
Entrando la struttura si sviluppa intorno ad un giardino centrale. Ci sono cucine e stanze, ora si possono ammirare tutti gli oggetti sfarzosi delle vita quodiana dei sultani a pagamento e con divieto di foto.
C'è anche il padiglione del Mantello Sacro con le reliquie del Profeta Maometto, il copricapo e il bastone di Abramo, meta di pellegrinaggio di molti musulmani.
L'Harem è la parte che più mi affascina. Ci viveva il sultano con fratelli e sorelle, la madre e le concubine. Le stanze sono 259 e le decorazioni sono sbalorditive. Camminando per i sentieri del palazzo, in fondo si vede anche il panorama sul corno d'oro.

La Cisterna Basilica "Yerebatan Saray" è un'altra sorpresa.
E' grande 138 metri per 64. Con quella musica di sottofondo, le luci rosse e gialle che sembrano quasi fiamme sullo specchio d'acqua che riflette tutte queste forme e luci. Queste arcate come soffitto di quella che sembra una chiesa sotterranea allagata, con le oltre trecento colonne, la testa di medusa e le gocce che cadono dal soffitto. Unica e mistica.
Si cammina su passerelle di legno in queste vasca enorme, affascinati da luci e colori suggestivi. E' solo una delle tante cisterne che possedeva la città. Qui ti fermi e pensi per forza: che cose è capace di fare l'uomo, ogni tanto.
Costruita dai romani ai tempi dell’Imperatore Giustiniano I nel 6° secolo d.c. è davvero imperdibile.

Il panorama dalla torre di Galata è un'altra affascinante vista della città divisa tra minareti, mare, ponti, acqua e lembi di terra, grattacieli della parte asiatica, mille razze, mille facce, mille aspetti.. storici, turistici, antichi e moderni in una città che è sempre stata di stranieri. In cima alla torre si fa il giro completo e si può osservare tutta la città, così diversa nella parte europea rispetto a quella asiatica, più ricca e moderna, con molti grattacieli.

A parte la parte di Sultanhamet ci sono molti quartieri. Io ho alloggiato a Beyoglu, la zona moderna. Di giorno molti bar, negozi e ristoranti per queste vie non troppo caratteristiche, attraversate da un vecchio tram rosso di latta che suona la campanella. Mi è sembrato un pò il fulcro della vita moderna della Istanbul di oggi, anche se di una città di 13 milioni di abitanti non so se si possa definire un centro. Ho bevuto un sacco di spremute e ho mangiato molta frutta fresca dagli ambultanti per queste vie, ottime con il caldo. Divertentissimi sono anche i gelatai, cone quella divisa rossa con tanto di cappello e pala lunghissima per mescolare il gelato che si trova nelle campane del carretto. Ottimo pure il gelato. A me l'han servito con pistacchi tritati, che delizia!
Di certo molto caratteristica è la zona di Kukurkuma piena di caffè stile bohemien, boutique, negozi di antiquariato e deliziosi altri piccoli negozi anche di sartoria o cianfrusaglia assoulta. Carinissimo, non sembra nemmeno di essere a Istanbul.

Besiktas è il primo quartiere che ho visto. Ci sono arrivata a piedi da Beyoglu. Lunghina la strada ma piacevole e in parte sul mare con bambini che si tuffano dagli scogli. Mi è sembrato il centro dello shopping a basso prezzo in stile asiatico. Nulla di così affascinante, ma mi è parso vero nella sua caotica identità. Senz'altro carino è il mercato coperto del pesce.

Più bello è Ortakoy, il quartiere vicino, da cui partono anche le crocere. Si trova sotto il ponte di Ataturk. Belle le viette, le bancarelle e i bar. E' molto frequentato, mi ha dato l'idea di esser molto turistico. Non è nemmeno giusto dire che è turistico, perchè ci sono anche un sacco di giovani e persone della città. E' particolarmente carino per una passeggiata sia il pomeriggio che la sera. C'è una moschea proprio sul mare. Da qui ho fatto la gita di un'ora sul corno d'oro in battello e ci sono restata la sera, affascinata dalla moschea illuminata sul mare, le barchette, il ponte dietro di Ataturk pieno di lucine colorate e tutti i ragazzi sotto a chiacchierare. Un bell'angolino davvero.
Qui fanno anche delle patate giganti ripiene, da assaggiare sono buonissime. Io le ho riempite di tutto visto che non sapevo cosa scegliere. Per me una sazia come una cena perchè son molto grandi e ripiene, ma soprattutto molto buone!

Il caffè panoramico Pierre Loti nel quartiere di Eyup è stata un'altra tappa piacevole per gustare un cay davanti al panorama di tutta la città. Si trova in fondo al corno d'oro e con delle cabine o delle scale che passano sopra al cimitero si arriva ad una terrazza panoramica e al caffè. Comodamente seduti su tavolini dalle tovaglie a quadretti, all'ombra degli alberi si vede tutta Istanbul.

Dopo tutti questi angoli deliziosi e ricchi di fascino storia o cultura la visita dei quartieri protetti dall'Unesco è stata un'ulteriore sorpresa. La Istanbul che non credevo di poter trovare. Balat, Fener e Fatih sono davvero i quartieri storici di questa città! Di storia nel vero senso del termine, di quelle vie che ti lasciano il sapore di antico e genuino.
Quartieri di scoprire, dove leggo solo l'1% dei turisti arriva, perdendo per me la parte più affascinante di questa città.

HAMMAM il bagno Turco
Un'altra esperienza che non poteva mancare è stato l'hammam. Ovvero il bagno turco.
Ho scelto quello della moschea del solimano perchè ero in compagnia, eravamo in quattro ed è l'unico misto della città. In tutti gli altri uomini e donne sono rigorosamente separati. Per questo, credo, è sicuramente turistico. Ma almeno si può entrare in pochi alla volta, così l'atmosfera rimane rilassante.

Mille altre cose ci sarebbero da ricordare come il rito del tè, che soprattutto alla mela è delizioso. I tappeti, le lampade, i bicchierini ottomani e le cineserie da due soldi. Un mix così affascinante. Più moderna di quel che mi aspettassi e meno moderna di quel che credevo al tempo stesso.
Ma la cosa che più colpisce tutti, me compresa.. è quello che forse non ci si aspetterebbe se non si è mai stati in turchia.. LA GENTILEZZA DEL POPOLO TURCO!
E' commuovente.. giuro.
Tanto per fare un esempio quando siamo saliti su un bus, si sono alzati e hanno cambiato posto, per farmi sedere a fianco del mio ragazzo.
Quando abbiamo chiesto informazioni ad un passante, ha estratto il celllare dalla tasca, ha chiamato un suo conoscente che in inglese ci ha spiegato tutto.
Quando ero in giro con qualche bicchiere vuoto o qualcosa da buttare, passando dal primo bar, con cortesia me l'hanno preso e buttato si loro spontanea volontà.
A Eyup ci hanno accompagnato direttamente fino alla cabinovia per salire al bar.
Il bigliettaio prima che potessimo dare un'occhiata ci ha fatto lui i biglietti con la macchinetta automatica e ci ha piazzato resto e biglietti in mano con un sorriso.





sabato 6 marzo 2010

ZORBA IL GRECO di Nikos Kazantzakis

Tutto quello che occorre per gustare la felicità nel luogo e nel momento adatto, è un cuore semplice e modesto.

Finalmente capivo che anche quella di cibarsi è una funzione spirituale e che carne, pane, vino, sono le materie gregge di cui è composta la mente.

ZORBA

"Dimmi che cosa fai del cibo e ti dirò chi sei. Alcuni trasmormano gli alimenti in grasso e letame: altri in attività e allegria, altri ancora, a quanto si dice, in Dio. Ci devono quindi essere tre categorie di uomini. Io non appartengo alla migliore, padrone, ma neppure alla peggiore. Sto nel mezzo. Quello che mangio diventa attività e buon umore. Il che non è poi male, ti sembra?" Zorba

"Gli uomini sono caduti ben in basso. Hanno permesso al loro corpo di divenire muto e sanno parlare soltanto con la bocca!.. che si può dire con la bocca? Cosa si può narrare?"

".. lui si alzava e cominciava a ballare. Quello che doveva dirmi lo esprimeva danzando. E io facevo lo stesso. Qualsiasi cosa non potessimo raccontare con la lingua, la raccontavamo con i piedi, le mani, il ventre, oppure con le urla selvagge: ih, Hi! Hop! Hop! La -la.
I miei piedi, le mie mani, i miei abiti parlavano con chiarezza."

" tu ci capisci nulla padrone? Io no. Ogni cosa sembra avere un'anima: a legna, le pietre, il vino che beviamo, la terra che calpestiamo nel camminare. Ogni cosa senza eccezione"

"Hai mai veduto quelle vele coperte di toppe nere, gialle, rosse, cucite con fortissimo spago che neppure il vento più impetuoso riesce a lacerare? Ebbene, il mio cuore è conciato nello stesso modo. innumerevoli buchi e innumerevoli rammendi: non devo più aver timore di nulla."





Ah se potessimo sapere quello che dicono le pietre, le gocce di pioggia, i fiori! Forse ci chiamano e noi non udiamo le loro voci! Quando mai si apriranno le orecchie degli umani padrone? Quando si apriranno i nostri occhi? Quando apriremo le braccia per stringere a noi ogni cosa creata: pietre, pioggia, fiori, umoni?.

Sembra un bimbo che veda le cose per la prima volta: sempre attonito, domanda il perchè di tutto. Qualsiasi spettacolo gli pare miracoloso, e il mattino, quando riapre fli occhi, nel vedere alberi, pietre, mare, uccelli, è percosso da immenso stupore.

ecco la vita da prendere: trovare il ritmo assoluto e seguirlo con assoluta fiducia.

quando qualcuno ci offre una cena, poi un'altra, poi un'altra ancora, insistendo per farci mangiare sempre più.. bè si finisce con il rimpinzarci di cibo squisito, che non si trasforma tutto in letame. Qualcosa resta, qualcosa si salva e si tramuta in buon umore, in volontà di ballare, si saltare, di cantare, o magari di altercare.. ed è questo che io chiamo risorgere.

mi getterei a capofitto nel lavoro, nell'amore, nel vino, in tutto. e non avrei timore nè di Dio nè del demonio. Ecco il significato di esser giovani..

Che macchina strana è mai l'uomo! La riempi di pane, pesci, erbaggi, e ti restituisce respiri, risate, sogni..

Dentro di me sentivo che il vertice più alto cui l'uomo possa raggiungere, non è nè il Sapere, nè la Virtù, nè la Bontà, nè la Vittoria; ma una cosa più grande, più eroica e più desolante: il Timor Sacro!.

non pensavo a nulla ma sentivo qualcosa che nella calda notte andava maturando.

Per una vera donna il piacere che dona ha più importanza del piacere che riceve.

ci sono uomini che vogliono vivere la vita dell'intero universo; uomini, animali, alberi, stelle, siamo tutti una cosa sola, siamo un'unica sostanza impegnata nella medesima lotta atroce.. quella intensa a trasformare in spirito la materia..

Ah se avessi saputo danzare, in modo da esternare quei desolati pensieri! Ma non ne ero capace, avevo sciupato tutta la mia vita.

Nè i sette cieli del paradiso nè le sette balze della terra sono abbastanza grandi per contenere Iddio, ma il cuore dell'uomo può contenerlo..

Ogni volta che riusciamo ad esser vincitori nel nostro intimo, anche se completamente vinti agli occhi del mondo esterno, assaporiamo un indescrivibile, orgoglioso gaudio..

La felicità consiste nel conoscere il proprio dovere: più arduo è tale dovere, più grande la felicità così ottenuta..

L'anima umana è greve, impacciata, chiusa, nella fangosa prigione della carne. Le sue facoltà percettive sono ancora rozze, brutali. Non le è dato di prevedere nulla con chiarezza, non sa divinare il futuro in modo preciso..

Ecco il mare nella languida dolcezza dell'autunno, ecco le isola bagnate di luce sotto la pioggia minuta che stendeva un diafano velo sulla immortale nudità della Grecia. Felice l'uomo, pensai, che prima di morire ha la fortuna di veleggiare sul mar Egeo. .

come fanno le piante a germogliare e a fiorire dal concime? Vedi Zorba devi pensare che l'uomo sia letame mentre la libertà è il fiore..

le fattezze erano cancellate, la bellezza, la bruttezza, la gioventù e la vecchiaia, diventavano fattori senza importanza, variziazioni trascurabili di un tema immortale. Dietro ogni donna sorgeva l'austero, sacro e impenetrabile volto di Afrodite. Era quello il volto che Zorba vedeva,a cui parlava con ardente desiderio. .

Ogni giorno è come se Zorba vedesse le cose per la prima volta..

Nell'ascoltare Zorba avevo provato l'impressione che il mondo stesse recuperando la primitiva freschezza. Tutte le cose rese insipide dalla consuetudine quotidiana riguadagnavano lo splendore che avevano avuto al principio, quando erano uscite dalle mani dell'Onnipotente. Acqua, donne, stelle, pane, ritornavano alle loro misteriose origini,e ancora una volta, il divino turbine si scatenava nell'aria..

Avrei voluto assaporare l'agognata gioia di non aver più a che fare soltanto con le parole, ma di trovarmi invece in continuo rapporto con gli uomini..

Non pensavo a nulla raccolto in un gomitolo, come un insetto in un'umida zolla, il mio cervello riposava. Udivo i minimi movimenti, il mormorio e il mite rosicchiare della terra, il rumore della pioggia e dei semi che si gonfiavano. Potevo udire cielo e terra accoppiarsi come nei tempi primordiali in cui si congiungevano, simili a uomo e donna, e procreavano figli. .

Ero felice e lo sapevo. Di solito , mentre possediamo la felicità, duriamo fatica a rendercene conto. Soltanto quando essa è trascorsa, volgendo lo sguardo nel passato ci accorgiamo d'un tratto di essere stati felici. Ma sulla costa cretese io gustavo la mia felicità con piena coscienza di essere felice. Quel mare azzurro dall'abbagliante immensità si estendeva sino alla sponda africana. Dalle lontane sabbie ardenti giungeva spesso fino a noi l'alito deel caldo livas, il vento del Sud..

Noi siamo minuscoli bachi che strisciano su una piccola foglia tra i rami di un albero gigantesco. Questa fogliolina è la terra: le altre foglioline sono gli astri che vediamo nel firmamento durante la notte. Noi ci muoviamo sulla nostra fogliolina lentamente, con cautela guardandoci attorno. Alcuni uomini, i più arditi, raggiungono il limitare della foglia. Di là, spingono lo sguardo nel caos. Tremando, si chiedono quale spaventoso abisso si stenda davanti. In distanza, sentono il rumore delle altre foglie del colossale albero. Sentono la linfa che per il tronco sale verso la loro foglia. Con il cuore gonfio, curvi sopra il baratro, tremano di paura nel corpo e nell'anima. Da quel momento comincia il pericolo. Alcuni soffrono di vertigine e delirano; altri, pieni di paura, cercano di trovare una risposta per tranquillizzare il proprio cuore e dicono: "Dio!". Altri ancora, dal margine della foglia, guardano con coraggiosa calma il precipizio e dicono: "Mi piace.

Che miracolo è mai la vita e come le anime sono simili l'una all'altra quando spingono le radici nel profondo e si incontrano fondendosi in una sola

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"come polvere dorata, la luce della sera si stendeva sul cortile"

"ecco il mare nella languida dolcezza dell'autunno, ecco le isole bagnate di luce sotto la pioggia minuta che stendeva un diafano velo sulla immortale nudità della grecia. Felice l'uomo, pensai, che prima di morire ha la fortuna di veleggiare sul mar Egeo.
In nessun luogo è possibile passare con tanta serenità e prontezza dalla realtà al sogno."