martedì 11 ottobre 2011

KONYA, la città dei dervisci rotanti Turchia

13 agosto 2011 konya

Konya è una città che mi è piaciuta da subito, forse proprio per quella sua aria tranquilla e un pò conservatrice, che la rende una città ancora genuinamente turca. Si trova sull'altopiano anatolico ad un'altezza di 1.000 metri, ai piedi delle montagne del Tauro. Anche qui il tempo che troviamo è sempre bello, il cielo è limpido ed il caldo non da fastidio.
Konya era una città importante tanto che nel dodicesimo secolo arrivò a diventare capitale dei Turchi Selgiuchidi, che sconfissero i Bizantini. Sicuramente è famosa più per i resti mortali di Rumi, fondatore dei Sufi.
Due sono le leggende che si raccontano da queste parti. Una dice che Perseo combatté ed uccise un potente drago, che aveva devastato tutta la città. La gente costruì un monumento in suo onore: un obelisco in pietra con l’immagine di Perseo scolpita. L’immagine, cioè l’icona utilizzando la lingua greca divenne Ikonyon fino a rimanere l’attuale Konya che ricorda appunto l’immagine legata al mito di Perseo.
Un'altra leggenda è quella di due dervisci, amici di Allah, che scelsero di scendere proprio in questo luogo remoto, e la frase Kon Ya in arabo fa parte della conversazione verbale che portò poi alla fondazione della città. Ma a parte le leggende Konya nacque in tempi antichissimi, i questa zona ci sono testimonianza storiche vecchie di 9.500 anni. Amo le zone così antiche! Konya è una delle prime sette città dopo Noè. Non è affascinante?
Usciamo come al solito al mattino presto, dopo aver fatto colazione in hotel. Al buffet c'è un pò di tutto anguria e melone, pane, marmellata, salumi e formaggi vari, olive, te e caffè. Alla reception son gentilissimi ci danno una mappa e iniziamo a girare per la città. La cittadella antica è ora la collina di Aladdin, dove si trovano un bar, la moschea di Alaeddin e pochi resti del palazzo imperiale selgiuchide, a fianco.
Entriamo nella moschea che domina la collina, venne fatta costruire nel 1220 dal grande sultano selgiuchide Alaeddin Keykubat. Qui vi fu ritrovato uno dei tappeti più interessanti di età Selgiuchide (XIII sec.) per struttura e decorazione, peccato solo che è in pessime condizioni. Ora si trova al museo islamico di Istanbul "Turk ve Islam Muzesi".
Il resto della collina è un parco verdeggiante dove rilassarsi, passeggiare e bere cay. Tanti i ragazzi e le ragazze che passeggiano qui. Ci fermiamo anche noi per un cay, una partita di backgammon e per mangiare un po' d'uva che abbiamo comprato da un fruttivendolo ambulante. L'atmosfera è serena e rilassata, soprattutto qui sulla collina della cittadella e i turchi sono sempre gentilissimi. io un pò meno perchè straccio Ale a backgammon che resta a zero punti! Sto imparando a giocare finalmente?
Scesi dalla collina andiamo alla scuola islamica Karatay Medrese, un tempo scuola teologica ma che oggi è utilizzata come museo delle piastrelle e ceramiche selgiuchidi. Non ci sono tantissimi oggetti, ma quelli presenti sono davvero belli. Ho particolarmente apprezzato la sala grande ricoperta da belle ceramiche azzurre fino al soffitto.
Anche se oggi è una città di 2 milioni di abitanti, Konya resta piacevole da girare e da l'impressione di una cittadina molto serena e tranquilla. La maggior parte delle ragazze ha il capo coperto e veste con gonne e maniche lunghe. Nella zona di istanbul e iznik erano vestite più all'occidentale mentre qui le eccezioni si contano sulle dita di una mano. Non che la cosa mi dispiaccia.
Quello che mi affascina di questa città è anche il fatto che secondo i ritrovamenti archeologici, Konya è uno degli stabilimenti piu' antichi dell'Anatolia. Si hanno tracce di insediamenti dal 7.000 a.C. Naturalmente nell'Eta' del bronzo passarono Ittiti, Frigi, Lidi, Persiani, Romani, ed infine Bizantini. Solo successivamente giunsero i Musulmani, poi gli Arabi, i Selgiuchidi e gli Ottomani nel 1466. Konya resistette agli attacchi successivi dei crociati e di Federico Barbarossa che la occuparono solo per un breve tempo.
Konya fu una citta' importante per i Cristiani, qui arrivarono San Paolo e San Barnaba durante un loro viaggio in Asia Minore, dove San Paolo aveva predicato. Ma facendo arrabbiare sia gli Ebrei che i Gentili, dovettero lasciare la citta' andando verso Derbe e poi a Lystra.
Konya era il capitale dei Selgiuchidi fra 1071 e 1308. Soprattutto sotto il regno del sultano Alaaddin Keykubad nel 1220 la citta' ebbe il suo apice perchè si trovava anche sulla via delle carovane. Oggi soprattutto restano le moschee da apprezzare.
Ci fermiamo a mangiare il pide, la pizza turca, che dovrebbe essere tipica della città. In ogni caso è davvero buonissima. Io la prendo con formaggio e prezzemolo, Ale con la carne. Devo dire che da tutto il giorno avevo voglia di queste buonissime pizze.
Finiamo a girovagare per il bazar che va dalla zona della posta centrale fin quasi al Museo Mevlana. Una zona vasta dove si vende di tutto. Dalla zona della moschea inziano i vestiti, più in là c'è la zona dedicata al cibo. Un paradiso per gli amanti di olive e formaggi. Ma ci si trova davvero di tutto ed è molto grande, vie pienissime di negozi e bancarelle di ogni genere. Le mie preferite sono quelle degli antiquari. Compro due ciondoli antichi, di quel genere che amo tantissimo. Gli usavano i nomadi Afgani. Compro anche una bella borsetta rossa da regalare a mia sorella, adoro i bazar con tutti questi colori e i venditori sorridenti che ti chiamano.
Usciti da questo labirinto entriamo nella Moschea di Selimiye, che si trova prima del museo di Mevlana. E' una bella moschea in stile classico ottomano. La costruzione iniziò durante il periodo del principe Sultan Selim II, quando era governatore di Konya nel 1558, e fu terminato nel 1587. E' bello togliere le scarpe, entrare a piedi nudi, coprirsi capo e spalle e girare con il naso all'insù ammirando le decorazioni e i giochi di luce.

Usciti proseguiamo la strada e girato l'angolo si trova l'ingresso al Museo di Mevlana Rumi, il fondatore dei Dervisci Danzanti. Il turismo è quasi tutto turco, c'è molta gente ma si entra in fretta, dopo i controlli. E' uno dei centri culturali più famosi della Turchia. Nella parte interna troviamo la tomba veneratissima e altri oggetti come tappeti e manoscritti. Si cammina quasi in fila per osservare gli oggetti. Usciti da questa sala principale ci si trova nel cortile esterno. Accanto al mausoleo c'è l'antico seminario dei dervisci, ora museo, dove si trovano i manoscritti che racchiudono l'opera di Mevlana, oggetti di culto mistico appartenuti all'ordine, tappeti, tessuti, la barba di maometto, monumenti funerari. Le foto sono vietate. Mi colpisce lo scrigno che contiene della barba di Maometto che dicono emetta profumo di rose. In effetti annusando dai buchini sembra profumato!
Nell'area esterna il mausoleo azzurro lucido spicca tra tutti, belle maioliche lucide che lo rendono così carino. Non si può entrare al suo interno, si può soltanto ammirare da fuori la sua copertura di ceramiche. In una sezione nel cortile si possono vedere le stanze dei monaci e altri ambienti in cui sono stati messi dei manichini per cercare di ricreare le loro usanze. Mi piace l'atmosfera di gioia e serenità, le famiglie e i bambini che giocano o guardano interessati. Si vede che è più un luogo di culto che un museo.

Uscendo dal museo finiamo il pomeriggio a girovagare per i negozi di tappeti e kilim. Cerchiamo di capirne un po' di più e mi diverto nel vedere tutti quei colori, a toccare ed annusare.
La sera quando canta il muezzin ci fermiamo a mangiare. Per me zuppa di lenticchie e insalata, per Ale kebab, acqua, pepsi e pane totale 8,00 euro in due.
La gente di Konya, come un po' ovunque in turchia, è molto gentile e disponibile. Curiosa nel sapere da dove vieni e molto gentile nel dare informazioni. Molte volte ci hanno fermato solo per parlare un po' o per darci informazioni sulla città o le zone vicine o sapere cosa abbiamo visto della Turchia. Ci hanno già detto un sacco di volte che stasera nel centro culturale Mevlana c'è lo spettacolo dei dervisci rotanti. Lo spettacolo è gratuito e viene organizzato dal comune ogni sabato, mi dicono. Sembra una manifestazione molto sentita.
Ci incamminiamo che il sole inizia a scendere. Superiamo il museo di Mevlana e andiamo sempre dritto. Si trova prima un bellissimo cimitero, che mi ricorda le decorazioni della zona est della Turchia.

Camminiamo oltre fino a raggiungere il grande e moderno centro culturale Mevlana mentre il cielo è ancora rosato dal tramonto. Il centro sembra un'arena da spettacolo un po' troppo moderna per uno spettacolo così mistico, mi sarei aspettata qualcosa di più tradizonale. Gli spalti si riempiono poco a poco sia di turisti che di persone del posto, famiglie soprattutto. Nella pietra della grande struttura è incisa in molte lingue questa frase: appari come sei o sii come appari.
La tradizione dice che Celaleddin Rumi un giorno attraversando il quartiere degli orafi ispirato dal tintinnio ritmato di centinaia di martelli, si fermò, allargò le braccia e iniziò a roteare su se stesso come in una danza. Era circa il 1250 e nel giro di pochi mesi quella danza vertiginosa di dervisci vestiti di bianco e col lungo cappello di feltro in testa divenne uno spettacolo abituale di fronte alle moschee della capitale segiucide. Celaleddin era nato a Balk, nel nord dell'Afghanistan, nel 1207 e, spinto dall'avanzare della marea mongola, girovagando da una città all'altra al seguito della sua famiglia, era arrivato a Konya dove suo padre si stabilì come insegnante di teologia. Fondò l'ordine dei dervisci danzanti, detti mevlevi, che ben presto assunse un'importanza sempre crescente nel mondo musulmano e ottomano in particolare. Morì nel 1273 e fu sepolto accanto a suo padre, venerato in ugual misura da musulmani e cristiani per il suo messaggio di estrema tolleranza di cui i suoi dervisci si fecero portatori. Mevlana (Signore), così era chiamato dai suoi discepoli, con la sua visione dell'Islam così aperta e tollerante, fece sussultare non poco i teologi ortodossi del suo tempo introducendo nelle cerimonie religiose la danza e la musica, considerate espressioni pagane. Le confraternite mevlevi si moltiplicarono e si diffusero nell'Europa balcanica e soprattutto in Egitto. La loro stella cominciò a declinare all'inizio del '900 proprio a causa della loro tolleranza, quando cioè aprirono le loro porte per proteggere i cristiani armeni perseguitati. Ma a dare il colpo di grazia fu Ataturk che chiuse i conventi e trasformò la Tekke di Mevlana in un mausoleo (1927). Adesso in Turchia le confraternite sono di nuovo aperte.
Ma torniamo al nostro spettacolo perchè ora si accendono le luci verdi e inizia un lunghissimo discorso in turco, forse dura un'oretta. Tanto è che persino i turchi per farlo smettere battono le mani e fischiano mentre sta parlando. Finalmente i musicisti iniziano a suonare e uno ad uno entrano i dervisci. Lo spettacolo si svolge sempre molto lentamente e a suon di musica.
La danza viene chiama sema e viene ripetuta tre volte. E' sicuramente affascinante e bello l'effetto delle gonne bianche che girano su se stesse tutte insieme.
Le vesti bianche simboleggiano il sudario della propria anima, il cappello la stele funebre che sovrasta la tomba e la rimozione del mantello nero all'inizio della cerimonia rivela l'anima che si apre alla verità.
Il capo dei dervisci, il Semazen, autorizza ad uno ad uno i suoi discepoli a danzare e, ad uno ad uno, con le braccia incrociate sul petto e la testa china, iniziano a girare su se stessi ruotando da destra a sinistra, "intorno al loro cuore". Aprono le braccia, il palmo della mano destra rivolto in alto per accogliere ciò che viene da Dio e l'altro verso il basso per darlo agli uomini; i loro occhi fissano la mano sinistra per non perdere l'equilibrio. Lo scopo della danza è il raggiungimento di un'estasi che permette una sorta di comunione divina; altri ordini raggiungono questo stato attraverso altri sistemi come il ripetere continuamente una formula rituale (dikhr) o una preghiera.
Dopo l'ultima sema si mettono seduti tutti in fila per intonare la preghiera conclusiva. Mi rattristo quando vedo che la gente comincia ad andarsene senza nemmeno attendere che i dervisci siano usciti. Hanno danzato così bene e per così tanto tempo che è davvero irrispettoso andarsene così. Restiamo fino alla fine perchè apprezziamo il loro lavoro e non abbiamo certo fretta di andarcene.
Avevo visto in Cappadocia uno spettacolo dei dervisci turistico e ovviamente non si possono nemmeno fare paragoni, questo era tutt'atra cosa. Che mi colpisce e mi piace è anche la musica particolare che suonano per questa danza. Mistica. Comprerò un cd.
Tornati verso il centro passeggiamo un po' per la città e andiamo a dormire.














































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