sabato 4 settembre 2010

ANI , al confine con l'Armenia turchia

16 AGOSTO 2010

Sveglia presto e colazione in hotel. Oggi sono gasata, andrò finalmente ad Ani. Sono arrivata fin qui apposta praticamente!

Partiamo alle 9.00 puntuali per Ani. La gita la organizza un signore che con un dolmus ha raggruppato una decina di persone per 30 tl a testa (15,00 euro).
Ani è una città medievale che fu la capitale del regno armeno che una volta si estendeva anche per gran parte della Turchia orientale. Ora si ammirano solo resti e rovine di quella che fu una città gloriosa. Prese il nome dalla dea persiana Anahid, l’equivalente greca venerata dagli urartei. Venne scelta come capitale da re Ahot III che si trasferì da Kars. Ora si trvoa tra queste steppe turche solitarie e impregnate di storia, quasi scomode e dimenticate. Ricchezze culturali e gioielli armeni in queste steppe di pascoli.
Il nostro dolmus procede su una strada deserta che porta verso l'Armenia attraversando l'altopiano stepposo. Terra secca giallastra e verdognola che sembra ai confini del mondo, lontano da tutto. Qui mi torna in mente l'isolamento di cui si parla nel libro "Neve". Tutt'intorno nulla a parte greggi e qualche capanna nella piana. Ha un fascino particolare questo luogo remoto.
Appena arrivati al sito, noto che hanno restaurato le mura d'ingresso con le torri. Le pietre chiare sono quelle nuove, mentre quelle scure e consumate sono le parti originali. Immancabile la bandiera turca alzata sopra la porta d'ingresso. Non ci sono ovviamente problemi per accedere alle rovine. Il posto è deserto, non c'è nessun altro a parte il nostro dolmus e le guardie.
L'ingresso costa 5 tl a persona. All'interno l'area è una valle che possiamo girare in autonomia nella quale si trovano le chiese e i reperti rimasti. All'ingresso c'è una mappa del sito che permette di farsi un'idea, ma alla fine perdersi come esploratori alla ricerca ha più fascino.
Ani era sulla via della seta, viaggiatori e mercanti, in un tempo lontano passavano di qui. Ora noi in questo silenzio rotto solo dal vento, facciamo lo stesso. Era un centro fiorente ed importante poichè in posizione strategica per le vie commerciali. Era persino molto avanzata, per l'epoca, a livello tecnico ed artistico. Divenne capitale dell’Armenia nel 961 sotto la dinastia dei Bagratidi. Nel 1045 cadde sotto il controllo bizantino e nel 1064 i Selgiuchidi turchi l'assediarono e ne massacrarono la popolazione. Fu solo il primo dei massacri che ne segnarono la fine, che orrore le pulizie etniche.
Le mura fortificate erano lunghe 2 km e racchiudevano la cittadella. Entriamo superando la cinta muraria e camminiamo alla ricerca delle chiese che nella steppa arida e giallina appaiono come visioni. Il loro fascino è ancora intatto, nonostante il tempo passato. Le condizioni atmosferiche ed i terremoti le hanno squarciate e più o meno danneggiate. Ma il fatto che siamo ancora originali e nessuno le abbia restaurate, fa si che siamo genuine e autenticamente belle. Il fatto che questo sito non sia stato molto curato, la trovo una fortuna. Così tutto è originale, anche se mal messo. C'erano una quarantina di porte e un centinaio di chiese in questa città che raggiunse i 200.000 abitanti e un'importanza paragonabile a Costantinopoli. Vederla qui abbandonata per secoli e in rovina ha un fascino unico. Pietre rosse di chiese armene che spuntano dai ciuffi d'erba giallastri e secchi. Solo i momunenti religiosi sono sopravvissuti. Delle case e del resto, non rimane nulla praticamente.
Entrando ci dirigiamo verso destra e troviamo i resti di un torchio per l'olio in rovina. I fiori secchi scossi dal vento fanno da cornice a queste rovine solitarie e il sole si alterna alle nuvole contribuendo a creare magia in questa valle fuori dal tempo e preziosa.
Arrivo alla Chiesa del Redentore, spaccata perfettamente a metà da un fulmine nel 1957. E' ancora qui, come un dolce tranciato di netto da un coltello con le briciole che ancora sono ai suoi piedi. Starei ore a guardarla, èdi una bellezza magnetica. Girando il sito attira la mia attenzione anche da lontano. E' unica. La base della Chiesa è circolare e all'interno si sviluppano diverse absidi. Esternamente è in pietra rossastra e scura perfettamente levigata. All'interno la base è come l'esterno in pietra rossa. Mentre il resto delle pareti interne sono di un bianco panna. Termina in cima a forma di cupola. Sulla facciata esterna sono incise in lingua armena le informazioni secondo le quali la chiesa venne costruita nel 1034 per ospitare la vera croce che arrivò qua da Costantinopoli. Ancora leggende?
Vicino al canyon che divide Turchia e Armenia scorgiamo la Chiesa di San Gregorio l'illuminatore. (Resimli kilise, ovvero chiesa con dipinti in lingua turca). Risale al 1215 e all'interno gli affreschi, anche se rovinati dai vandali, sono i meglio consevati del sito. Il bianco e il blu sono i colori dominanti delle scene religiose affrescate. Sui muri ben conservate ci sono incise scritture armene ed elementi di decoro raffinati.
Qui il canyon del fiume Akhurian delimita il confine con l'Armenia di cui vediamo ora i militari armati che stanno immobili e sembrano guardare verso di noi.
Da qui si scorge il Convento delle Vergini, in turco Kusanatz, non raggiungibile poichè si trova sull'orlo della gola.
Si nota nella vallate la cattedrale, che fu trasformata in moschea della Vittoria "Fethiye Camii" ed è l'elemento più imponente del sito. La cupola è crollata e al suo posto è rimasto solo il buco erboso, dal quale spicca l'azzurro del cielo d'agosto.
Un'altra moschea è la Menucer Camii dalla forma rettangolare. Facilmente riconoscibile per il minareto ottagonale tronco che svetta verso il cielo. Fu la prima moschea dell'Anatolia, costriuta dai turchi nel 1072, eretta quando arrivarono ad Ani, scelsero come governatore della città un capo delle tribù curde locali e fecero costruire la moschea, che ora è un mix di stile tra armeno e selgiuchida.
Camminando come esploratori si ha la sensazione di scoprire ogni cosa. Il tempo qui non mi basta mai. Non fa nemmeno così caldo e c'è un bel sole. Girovagare è un piacere. Della Cittadella di un tempo resta ben poco, ma saliti intravediamo le abitazioni trogloditiche, grotte scavate sulla parete della gola che furono case di poveri o nascondigli cristiani. Non è certo. A intuito li reputo nascondigli cristiani, di cui la Turchia è piena. Arrivarono da tutti i paesi circostanti per nascondersi.
Delle case della città sono rimasti solo pochissimi muretti. Li trovo verso il canyon e la chiesa tagliata a metà si staglia come sfondo verso il cielo azzurro.
La visita di Ani è stata indimenticabile. Unica. Fuori dal tempo. Un vero tesoro.
Uscendo dal sito ci concediamo un te, prima che il nostro dolmus riparta.
Nella strada che ripercorriamo si estendono a perdita d'occhio campi stepposi con mucche e pecore al pascolo nel nulla.

Torniamo a Kars che sono le 13.30 e facciamo un giro per la cittadella assolata che si sviluppa ai piedi della fortezza di Seljuk Kars Kalesi, del dodicesimo secolo.
I bambini che incontriamo sono riservati, ci notano e sorridono sempre.
La cattedrale, chiamata in seguito Chiesa degli Apostoli, venne costruita quando Kars faceva parte del territorio dei bagratidi e ne divenne capitale dal 928 al 961. Si trova sotto al castello ed ha una cupola su una base quadrata con quattro absidi. Sulla cupola un bassorilievo dei dodici apostoli e per finire un tetto conico. Nel 1998 è stata convertita in moschea.
Da un volantino pubblicitario in russo vedo le foto della cittadella nera di Kars sotto una coltre di neve bianca. Un bel contrasto. Scopro anche che Anna Zimmerman, la nonna materna del cantante Bob Dylan crebbe in questi dintorni.
Finiamo il tempo libero giocando a backgammon in hotel con il ragazzo della recaption. Io perdo ma Alessio riesce a batterlo! Mitico! Io vengo sconfitta ancora una volta da Ale mentre il ragazzo dice: super Diana, ad ogni dado che tiro! Ma arriva presto l' ora di partire. Non si possono scordare le persone di questo paese, ne sono certa. Ogni volta è così, mi sento tanto a casa e a mio agio, che rimarrei.
Il signore che organizza le escursioni ad Ani ci vede uscire dalla hall con le valige e ci da un passaggio all'agenzia dove prenderemo il bus. Ennesima gentilezza turca, in questo caso.
Riempio gli occhi delle ultime immagini prima di partire. Altro trasferimento. Sono le 17.00 arriveremo domani alle 9.00 del mattino ad Ankara, dopo una notte di soste e cay offerti, dolcetti e biscottini turchi.



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le foto di Ani
























































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